La dottrina delle persone giuridiche o corpi morali v 1 1889

LA DOTTRINA DELLE mm GiiB 1TTn A í\f jílíi ü uRPl lOMu E S r* o S T A. CON SPECIALE CONSlDERâZIONE DEL DIRITTO MODERNO ITALIANO dairArroalo GIORGIO GIORGI COSSIGLIEBB Dl PTATO Vol. I. PARTE GENERALE tLKHCNTl COSTITUTIVI, OHinlSt: CÜ i;8eRCIZIO UeLL.\ rtUiUX.tUTX IIIUKIDIUA VARII DIRITTI C VAKIi: SPmi: DEU-t: rcuoxe untEimcNE ÍE OK^EKALC utinziom:. ttorrxiisBioM; i: Ri>'orjiA titku: febsonk <iivbidii-ii£ FIRENZE EUGENIO B FILIPPO CAMJIELLI BdUori>Librai - Pía«a deli» Slgnorla 1889

l n 0 I l/' '1 15^3 ~ AL LETTORE ■t’1 v.i. /■fct/) ;jí lí . yoo^ Quei medesimi intendimeriti, che tredici anni fa mi indussero a scrivere ia Teoria delle ohhligaziom^ mi hanno oggi condotto a pubblicare la Dottrma delle persone giuridiche. Continuo cioè su nuovo tema il proponimento di avvicinare la teoria alia pratica, compi lando una guida razionale, che senza trascurarle, non si diletti soltanto delle speculazioni scientifiche, ma attenda congiuntamente alie utilità praticbe, facili tando nel nuovo argomento che piglio a trattare, Tapplicazione dei principii generali dei diritto e dei dettati delle leggi positive alie urgenze delia vita operativa. Se non che, mentre nelle obbligazioni la pratica si ristringe agli usi forensi, nella personalità giuridica il campo di applicazioiie è piü vasto, e tocca la pratica giudiziaria, 1* amrainistrativa e la legislativa ad un tempo. Non c’ è per vcrità da temere, che Targomento non sia ricco ed interessante; perchè poche volte il secolo PROPRIETÀ LETTERARU I ■ Prato, iip. Giachutti, KigUo ec. l

VII Ali LETTORE si vedono le controversie sulla respoiisabilità dello Stato e degli amministratori pubblici, le questioni sulla difficoltàdelle erezioni, sulla ingerenza governativa, tenere perplessi gli amministratori ed i giudici: quando final mente gli stessi legislatori aítendono a riordinare con nuove discipline le Opere pie, i Comuni, nonchè ii regime amministrativo e la gestione economica dei Corpi morali di ragion pubblica, la necessita di rivolgere gli studii alia personalità giuridica apparisce davvero evidente. VI AL LETTORE ò stato cosi propenso alio svolgimento delia personalità giuridica quanto nelT èra in cui viviamo. Le mutate condizioni delia civiltà universale hanno si dato alio L? spirito di assüciazione un nuovo avviamento, ina tanto son lungi dalTaverlo affievolito,. clie lo hanno invece ingagliardito. II moto veloce degli affari commerciali e delle industrie crea ogni giorno moltitudini di società che sorgono dairaggregazione degli individui e dei capitali, nioltiplicando V operosità economica e produttiva delle nazioni. Accanto aqueste società di guadagno, alie Compagnie industriali, alie Banche, sorgono le associazioiii libere di ogni maniera, che dal passatempo spingono le vedute fino alT assicurazione mutua, alia cooperazione, alia difesa reciproca. Opere pie o fondazioni di beneficenza, accademie e istituzioni letterarie, chiese e istituti di culto, ecco un’altra moltitudine di enti collettivi e morali, che raccomandano alia perso nalità giuridica la loro vita economica. E tutto cio senza parlare dei Comuni, delle Province, di tante altre arnministrazioni pubbliche e finalmente.delia piü vasta, e potente di tuttc le colleganzo, lo Stato, in ciò che apütta u goationo patrirnnniale; giacchò la dottrina delle persone giuridiche tratta per Tappiinto dei regime patrimoniale di tutti gli enti e di tutte le fondazioni. E quando si pensa che ferve nelle cattedre lo studio delia \] Questo volume contiene la Parte generale delia dot trina; ed esponendo i principii essenziali e comuni ad ogni associazione o istituto eretto in Corpo morale, è destinato a servire di fondamento e di propedêutica ai trattati speciali, che prendano poi ad esaminare partitamente le diverse figure di personalità giuridica secondo le classi dei Corpi morali di ogui specie, che la legislazione positiva ha riconosciuti e in parte anche disciplinati. Non so, se ci sia riuscito, o abbia fatto il volo d’lcaro: tanta fu la diflpicoltà che fino dalle prime pagine incontrai nel mettere insieme questa teórica, senza la guid<a consueta di iin corpo di doUiine gia adulto e di una e ordinata. Ma se posso avere iu poricolo, mi fauno nelFanimo Tonestà dello scopo e la rettitudinc j 1 .-s I 1 ●t i i giurispriidcnza eopiosa 1 \ il hattiouoro per Tamor proprio sicuro deiropora: perchè io attesi a giovare altrui allargando il campo delle ricerche scientifiche e pvovocandone gli J Á sociologia, e si fa strada il proposito di volgere a utile diretto delle associazioni quel diritto civile, che fu dettato fino ad ora .3 vantaggio degli individui: quando a

?IÍI AL LETTORE incrementi; nè risparmiai fatica od impegno per adempiere al debito che presentargli ua libro sociali. E solamente ritare quelF precedenti lavori. assume verso il piibblico, chi ardisce nuovo di P R o E M I o scieoze giuridiche e per questo titolo, che io confido di ineaccoglieiiíia I.enovola che ebbero i raiei fíoina, luglio 1889. 1. Dufí apoftegmi, che rimontano aH’interpetrazione clel dlritto clássico, raccbiiulono in germe tutta la dottrina delia personalità giuridica. Per il prirao, uníversitas distat a sinffults, 1’cnte collettivo è persona distinta dai soei, che ha L’Autore un patrimônio, dei crediti e debiti suoi propri; per il secondo, utiiniiir plerumque universitaies mre privaiorum, il collegio può spesso esercitare i diritti privati: quei diritti cioè che sono fatti per gli uomini presi alla spicciolata V uno di faccia alTaltro. Ma la dittatiira clel diritto romano, se impose i principii, non avviò per tempo gli interpetri dei gius civile alie investigazioni, che avrebbero dovuto spiegarli, mostrarne le ragioni, le attinenze, gli effetti, e comporre insomma cpiel corpo ordinato di cognizioni teoriche e pratiche che si chiama dottrina. Nè ci rimediarono gli immensi volumi dei canonisti, sebbene le Decretali e le Costituzioni pontificie avessoro portato ricco contributo di idee generali e di risoluzioni speciali per svolgere il concetto delia personalità giuridica. Fu appena siii principii clel secolo corrente, che le tradizioni clel diritto antico deposero Tabito succinto di formule slegate, per concatenarsi, ampliarsi e pigliare le fattezze e il sembiante di una scienza; quando intorno alla personalità giuridica corninciò quel moto progressivo cli stndi ampii c OiOROf — La Dottrina nelle Perso7ie giuridiche — Vol. I. 1

2 P R 0 E J[ I 0 3 p R 0 E ar 10 il palrimonio domestico delle tradizloni latine ringiovanite e migliorate dalle iiivestigazioni tedesche, per indirizzarle, non dico piu a comporre opere e codici che servano di dello ai popoli civili, ma almeno a perfezionare le nostre istituziorii, e soddisfare i bisogni dei tempo. 2. La dottrina delle persone giuridiche si propone di ricercare le ragioiii e i modi, per cni gli enti collettivi esercitano i diritti privati; i confini dentro i quali se ne valgono; le applicazioni e gli intenti praüci apparecchiali a questo esercizio. Invero lo Stato e le sue amministrazioni, la Pro víncia, il Comune o altre spartizioni dei território nazionale, la Chiesa con i suòi istituti e sodalizi, gli stabilimenti di beneíicenza o di istruzione, le società di speculazione e di soccorso, le volontarie colleganze a scopo operativo, dottrinale o di diletto, nel moto veloce degli affari contrattano profondi, che inangurato da Heise continua senza intemizione fino ai nostri giorni in Germania, e accenna di propagarsi altrove. Poichè veramente nessun paese fu non solamente inizialore, ma piíi ricco propagatore di questo genere stiidi che la Germania. I nomi di Savigriy, di Ihcrino, ^ Zitelmann, di SalkoAvskj", di Bolze, di Lasson, di Windscheid, di Puchta, di Brinz, di Bekker, di Gierke, di Bluntschli, di Meiirer non sono tutti ugualmente illustri, nè di pari utilità riuscirono nclle opere; alcune delle quali trattano di proposito Pargomento, altre per incídenza; queste restauratrici dei diritto antico, quelle novatrici e non scompa* gnate da qnalche trasmodanza metafisica. Ma il bene chenel complesso recarono alia scienza, T impulso che dettero agli studi mo¬ di di sono grandissimi. B già la corrente scientifica, che inondò la Germania, ha fatto strada nella Francia e nel Belgio; dove le piú recenti opere di raaggior conto sul diritto civile, come quella dei Laurent, nonchè le traduzioni di Zachariae, le monografie deirtleisser, dei du Seigneur, dei Vauthicr, dei Borde, ^ non parlare degli scrittori di diritto amministrativo, confes* sano 1’importanza delia nuova dottrina, ne siudiano i clogmí o 1 problemi, e ne affrontano le diíTicoltà, avvicinandosi ^ qiiel terreno piu pratico che si addice rneglio allMstinto dei popoli latini. F anche nella nostra Italia, lasciando Romagnosi, Gianquinto, Manna, Mantellini, basta nominare ]l Conticini, il Bellavite, il Miloiie, il Briigi, il Vigliarolo, il Miraglia, il Tedeschi, il Fisichella, ii Saredo, il Di BernardOj per moslrare che non manca chi leva la voce per diífondere la dottrina nascente con quelPamore di studio, che quando sia continuato, ne assicurerà il perfezionamento, E faccia Dio, che mentre la Germania rappresenta oggi*^’ Pateneo, dove sui resti delPantica posseggono, compariscono come privati avanti ai tribunali per chiodere o per subire giustizia civile. Quale è la ragione che ve gli spinge? Perchè invocano il diritto deí privati, e con una contradizione a prima vista inesplicabile, si spogliano dei piu elevato carattere di ente colletti vo per rimpiccolirsi e fare la parte di individui? Come si spiega, che il numero diventi unità, la cosa pubbliça si tratti come Ia . privata, e il Códice civile dia il precetto anche per chi ne ha rese obbligatorie le norme; il giudice sentenzi anche contro il potere in nome dei quale rende giustizia? Nè questo è íiitto; giacchè bisogna anche sapere, quali sono le condlzioni essenziali, affinchè un’associazione di individui assuma la persoualiíà giuridica, e il magistero mediante il quale la spiega; quali diritti privati le comiinanze politiche, religioso, civili 0 commerciali possono esercitare; di quante modifizioni sia causa in questo medesimo esercizio la natura loro di ente collettivo, che a forza o a ragione le diversifica sostanzialmente dalTuorno indivíduo; cd è tanto piú sensibile quanto maggiormenle le comunanze si dilatano in vaste aggregazioni di uomini, e tengono in mano la sorama o una I II non tanto la diffusione, quanto :3 sapienza si sono getíati J semi delia nuova, possano gli Italiani, proseguendo la nobilo intrapresa a puro intento di^emulazione benefica, riprendero

4 5 P R 0 E JI1 0 dlfenderlo dalle esorbitanze stesse deli’ interesse, e dalle seduzioni delia fortuna. Secolo, cbe ha veduto cadere gli ultimi resti dei feudalismo, delia sovranità venduta alia proprietà territoriale: che dalla Rivoluzione francese in poi vede a mano a mano separarsi V impevium dal dominium, lo Stato dal Fisco: e nelle pubbliche istituzioni generali o localí comincia a discernere il governo e Tesercizio dei pnbblici poteri, dalla gestione palrimoniale; dalla personalitá civile dei mio e dei luo. Per la quale separazione, lo Stato, la Pro víncia, il Comiine, il pubblico istituto non appartandosi piú dalle civili ingerenze delle negoziazioni patrimoniali e anche di commercio, nè ricuoprendole interamente con la sua autorltà, si trova a dover liligare col venditore o coirappaltatore; a richiamare i debitori morosi all’osservanza degli obblighi assunti, a rispondcre civilmente dclle malefatte commesse dai siioi impiegati negli atti di gestione civile. In un secolo e in un paese, mi si lasci dire anclie questo, dove la creazione, la sorveglianza, la estinzione delle persone giuridiclie non sono governate da un corpo di leggi perfeito e com pleto; la tulela per quclli tra i pubblici istituti, clio meritano protezione, non ancora interamente assicurata; dove la distinzione tra T impero e la gestione per gli enti collettivi di ragion pubblica, resta ancora abbandonata alie dispute degli scrillori, alie titubanze pei magistrati; il fôro che devo risolvcro tutte le controversie iniste d’interesse pubblico e di diritto privato, nelle quali la gestione patrimoniale traligna dalla serenilà delia giustizia comratilativa per trascorrere alie ragioni inesorabili delia non è ancora slabilito complctamente. E chi dunque potrebbe credere, che non solo i ginrcconsulti c i magistrati rimangano indiíferenti a questi problemi? che non sentano il P R 0 E M I 0 parte piü o meno grande dei pubblici interessi. E quasi tutto ciò fosse poco, rimane anche a sapere, come mai le persone giuridiche possano estinguersí, mentre la surrogazione di nuovi individui agli antichi sembra sottrarre le associazioní alia morte (1). Che se 1 importanza scientifica delia personalitá giuridíca si fa vedere da sè, non reputo di spender parole a dimostraro 1 utilita pratica delia dottrina, che vado ad esporre. Dirò soltanto, e parmi dir molto, che richiama non tanto la meditazionedel giureconsulto, quanto le curo deiruomo di Stato e dei legislatore. Abbraccia nn mondo di controversie e di affari gíuridici, araministrativi e legislativi, che sMncalzano un giorno piu dell’aUro nelle urgenze delia vita moderna. Viviamoin un secolo propenso alie associazioní, e studioso di avvalorare gli iiomini moltiplicandone le forze col magistero delPaggregazione. Tutti parlano di sociologia: ne levano al cielo i vantaggi, la studiano soUo cento for tano alie cose piü frivole come alie piü gravi predicandola Cijna delia civilià, intento delPevo moderno. Associazioní, società, corporazioni non piü monastiche nel campo religioso, nè piu di protezioni o monopoli odiosi nelTarti e nelle indu strie, ma liberali, aperto a tutti, e feconde nel commercio, .nell industrie, nella caritá laicale, nella pubblica cultura: per moHiplicare, non per rendere infecondi i beni, per accrescero la potenza dei capitali, Vimportanza delle speculazioni, gli aiuti reciproci spinti fino aU’esagerazioni delia resistenza, in ogni campo aperto airoperosiià umana. Ma in im secolo, che ha sentito i danni delia mano morta, o vuol premnnirsene, che ha veduto i pericoli dei sodalizi faziosi e inframottenli, o sente U dovere di guarentirne Tordine pubblico (2); che vuole anche radat- me gli uomini di governo e i logislatori ma (1) In universUatihics nihil refcrt, utrum X , omnes iâcni maneant, a)i ZlZTf' § 2. I>. Quodcuinscumque unite') sitatis nonune, etc. (III, 4). ^ a Plinio il giovine governa is,comedia 1 autorizzazione di isütuire una corpo, azione dUrteflci per cstin^’uero gli incendi; giaccliô il solo perioolo clic divenissero una associazione,co7*j3M«,lo reiideva sospettosooguardingo.Plini,F;)f5/o^.X,42.

PROEMIO 6 PR OE MIO debito di soddisfare alie inclinazioni dei tempo, salvando le ragioni di pubblica convenienza, Tordine sociale, la salute dello Stato? gran iiinga piíi vasto è il campo delia sociologia; la quale non soltaiilo abbraccia le discipline giuridiche, massime in quanto concernono le relazioni tra i’indivíduo e la società, moltiliidine eziandio di altri studi: v. g, la economia, ma luia e la igiene pubblica, la política, la scienza delia legislazione; discipline tutte che non banno con la dottrina delle persone giuridiche prossima parcntela. Ma Ia dizione di sociologia nel suo senso ampio comprende anche le discipline giuridi che, come quelle che regolano fenoraeni nascenti nel seno deirassociazione iimana; sia per fatto degli stessi individui consociati, sia per naturale effetto delia consociazione, sia linalmente per opera dei poter sociale imperante. Ora nelle discipline giuridiche è capitale la distinzione tra il diritto pubblico ed il privato. Quello, che riguarda la società considerata nelia sua individuazione staccata dai singoli, e quindi le relazioni delle società già costituite una verso Taltra, e delia società con gli individui. Questo, che concerne le re lazioni dei singoli consociati runo in faccia all’allro. La dottrina delle persone giuridiche non è nè in tutto privata, nè in tutto di ragion pubblica; ma tramezza fra il diritto pubblico ed il privato quasi anello che gli congiunga. Infatti appartiene al diritto pubblico, íinchè considera le condizioni essenziali e il modo con cui le umane colleganze esercitano le facoUà loro compctcnti; ma si aggira nel diritto privato patrimonialc, o alineno vi si accosta e lo rasenta, quando analizza la matéria di qiiesíe facoltà; Ic quali, seoonclo il tema assognato alia nostra dottrina, sono quelle soltanto che versano nell’escrcizio dei diritti di proprietà c di da parto dello colleganze, sebbene anche in d’ una 3. Ma niuno pensi che la dottrina delle persone giuridi che, quale si trova esposta anche nelle opere migliori, soddisfi. per ora a tutte queste esigenze. Non ve n’ ha una, in cui la dottrina delle persone giuridiche si trovi svolta nelia sua integrità e con la dovuta acconipagnatura armonia dclla teoria con la pratica. Gli stessi scrittori pià celebii di Germania, quando studiano le persone giuridiche, non vanno piú in là delFesame retrospettivo dei diritto mano, o di una ricerca sul concetto filosofico delia personalilà, e di alcune istituzioni clel loro stioni si trovano 0 necessaria ropaese. Le alire quesparse e slegate nelle varie opero sul diritto civile e sul diritto amministrativo, e attendono ancora di essere ncollegatc a quel corpo di dottrine, da cui non dovrebbero smembrarsi. Nè ciò deve far maraviglia, nè dimimure il rnerito di tante dotte fatiche; perchè lo scienze non hanno fretta, e la nostra è ancora si può dir nelle rasce. Si tratta dunque di una scienza nuova da fare sul1 esempio di Vico, riunendo e completando in im sistema gh sUuli già fatti, per quanto 1’árduo lavoro sia consontilo dal tempo c dalla Ibrtuna (1). 4. ResU a veclere, quale sia il posto delia nuova scien/.a nell ediíizio enciclopédico, o il método di tcattarla. La dottnna delle persone giuridiche è uii ramo delia sociologia in senso ato; di quella scienza cioè, che studia la natura o le leggi dello associaziom umane ordinate e iudirizzato ad un tine; eretto m universitá concreto abbraccianii dividui e pur distinte da esse, Un essa obbligazione questo escrcizio il diritto pubblico faccia capoliiio piíi volta, G lo diiunghi non poco dalle norme dcl giure patrimoniale d’indole puramcnte privata. Parrà strano, che io metta nel catalogo delle scienze soIiiridiche, che ne faccia un - 1 tutti gli inramo dico: da che di ciali la dottrina delle persone di sludii staccato dal diritto civilo o da quello ammi- (1) Ma chi pcnsasso il ponderoso tema E V omero mortal cho so ne earca Nül biasmerehbo, se sotf esso trema. Daute, Par. XXIU, 64. ramo

9 P R 0 E M 1 0 8 PROEMTO minatOj e il pericolo scongiurato. Io dirò cUinque, che la desiderata Irasformazione dei diritto privato in sociale sarebbe dannosa come Tabolizione, e sacriíicherebbe al falso socia lismo i diritü deirindividuo. Intendiamoci bene. Se si volessero completare le discipline vigeiiti, aggiiingendo un corpo di leggi speciali per regolare con norme piii adatte, che non siano quelle dei Códice civile, i diritti di gestione patrimoniale degli enti collettivi, sarei d’accordo. Ma ciò che iò contrasto, è la modificazione di qucl Códice, che deve restare qiiale è per regolare i di ritti civili di privata pertinenza. Certo a cose nuove, ordini nuovi; nè pretendo di condannare il diritto civile alFinimobilità, mentre in tuUo ciò che è voltabile al giro dei tempi, deve anche esso rnodificarsi adattandosi ai nuovi bisogni; e ne detti prova in altra opera, dove rigettai senza scrupolo tutte quelle spoglie dei diritto romano, che sono morte e incapaci di fruttilicare trapiantandole nel terreno mo derno (1). Ma la irasformazione dei diritto individuale in collettivo, dei privato in pubbüco, non solo non ò richiesta dalla condizione dei tempi; ma non avverrà mai, perchè con traria alia natura delle cose. Nel seno delia civil colleganza nistrativo. Ma se il pensiero è nuovo, non mi sembra sbagliato; e consegue necessariamente dai progressi degli studii. Prevalse un tempo il sistema di mantenere slegate Tuna dair altra senza nesso apparente le varie - discipline sul di ritto positivo; e la filosofia dei diritto che lor suggello, non andava piíi in lá dei postulati serviva di nccessan per compreudere le ragioni supreme dei dettati legislativi nelle varie branehe dei diritto. 11 pensiero delia concatenazione di queste sparse membra non era ancora maturato, ma nmaneva al piu sentimento perplesso e confuso di qualche scienziato. burono gli síudi da pochi anni incominciati in Prancia, in Inghilterra ed in Gormania, clie fecero risaltarc il nesso tra le varie discipline raggruppandole in corpo di dottrine, ed assegnando poi a questo negli ordini onciclopedici queiralto posto che gli conviene sotto il nome dl sociologia. E nella sociologia appnnto, che è per ora 1’epílogo piu cornpiuto di tiitti questi sUidi congeneri, la dottnna delle persone giuridiche domanda un posto proporíuonato alia sua irnportanza. Nè le si può negare; perchè se c’è ramo di stiidii, che tocchi interessi vitali delia società, jmo e senza dubbio quollo, che insegna, come le società poitiche e le associazioni naturaii o le voloiitarie osercitino le ragioni dei imo e dei tuo, indispensabili in ogni consorzio um ano. un solo novità è accaduía per condannare i diriíli degli iii- iiessuna dividui; e so la sociologia, allargando la cerchia degli studi, scorge nuove rclazioni tra indivíduo ed ente collettivo, che prima rimanevano indistinto o confuse, non ha certo esiliato quelle che giá si conoscevano Romani, che ci hanno lasciato a modello il diritto privato, non vagavano di tra indivíduo o indivíduo. I 5. Nè questo ramo di studi si potrebbe ianestare nel di ritto privato, senza corrompere la nalura dei diritto stesso i il quale può ben prestare alie sue norme, vivevano nei boschi come i selvaggi non tenda in tenda come i nomadi, non si seppellívano solitari nelle cavorne come i Trogloditi; anzi il loro ordinamenlo sociale e politico fu, non ostante che rispettassero il diritto porsono giuridiche parte delle ma non può alterarsi, senza venir rneno al suo compito dl regolare le relazioni tra indivíduo e indivíduo. 1 encolo non chimerico, ma minacciato dai propositi di non poc nsc.enziati innamorati di non so quale riforma nel diritto civilo per spogliarlo dei carattere; vidualistico^ (1) Per esempio, le obbligazioni natnrnlt, le stipiilazioni, i costituli dúl flobito, e via (licencio. Vedi Teoria delle obbligazioni, ecc. I, 54 a 6, 5; Vm, 3G7; III, 20 e segg.; I, 06 bis. come essi dicono, indie convertirlo in socialistico. I libn accademici, che idoleggiano questa irasformazione, numerosi abbastanza, perchè il voto i discorsi sono gií^ non debba essere esa- .H

;s 4 11 P R 0 E 511 0 Con ciò non nego, che Tapplicazione dei diritto privato alie relazioni patrimoniali degli enti collettivi non nieriti nuovi precetti dei legialatore, rispettando però quelle norine, che ai privati debbono rimanere. Se ne pigli pnre una parte; e pigliandola, si modifichi per uso loro ,in duo modi. L’una cioè, per determinare i modi, con cui essi enti collettivi, a cominciare dal raassimo che è lo Stato, fino alie minori associazioni, possano esercitare il diritto civile privato. La seconda, per regolare il modo, con cui rntilità dei piii che signoreggia quolla individuale, può qualche volta sacrificare il diritto privato. Or bene, all’uno e alfaltro intento si indirizza la dottrina delle persone giuridiche; e perciò appunto costitiiiscG un ramo delia sociologia. 6. Ma la sociologia ha le sue pretensioni. Nata neU’èra dei 2^osiíwismo, che si burla delia filosofia, e deride ogni principio, quando non si possa vedere con gli occhi o toccare con le mani; provvista di linguaggio rubato alia chimica, alia fisica, alia fisiologia, ha nn método tutto suo, che im- ?nedesima il reale, quando col sensibile, quando col nominale; o si allontana per via opposta dal metodo usato pochi anni addietro nelle scienze morali o speculative; Ira cui figurano senza diibbio le giuridiche. Or qualo giudizio faromo di questo método? La risposta mi tirerebbe troppo per Ic lunglie, e il ragionare a fondo suirargomcnto sarobbe impresa da non tentarsi neppure in un discorso proemiale. Tuttavia è indispensabile, che no tocchi di passata; giacchò la reticenza in un piinto tanto importante sarebbe pericolosa. È neirordine di natura, che ogni eccesso produca o tosto 0 tardi rcazíone; la quale spesso fa come il peiidolo, che invece di fermarsi nel punto deli’equilíbrio, tanto si allon tana da destra, quanto già si era dilungato da sinistra. Gli abusi delia metafísica, le suo vane ipotesi e le fantasie sregolate degli ideologi svcgliarono il desiderio deli’osservazione c dello sperimento dei fatti. Salutaro rcsipiscenza, so non avesse a sua volta trasmodato; dimonticando cho la vera 10 i P R 0 £ I 0 individuale, tanto stretto e perfetto, che Ia potenza política romana desta invidia ai moderni. E che si cerca? Si vuole prendere a pretesto il bisogno di completare per distruggere il già fatto; ma non si riflette, che non ostante la pro gressiva espansione degli enti collettivi, ci saranno sempre individui che gli sibile fare dei diritti viduo, n 4 'i ●ü compongano; e finchè restino, sarà imposa meno di Codici, che ne assicurino Tesercizio reciproci. La società non deve annullare Tindiè il diritto pubblíco seppellire il privato. « La specie « scompagnata dali’indivíduo, scrisse un filosofo che se ne « intendeva (1), si risolve in una di quelle ombre vanissinie << di cui si dilettano- i nominali forza individuale il 1 ed attribui al difetto di vizio delia civiltà moderna. Lo quali pa' gravi, ma vere; e trovano conferma nella decadenza crescente delia morale, nella invadente anarchia di pensieri 0 dl sentimenti che travaglia la società. « È una deplora- «bile mama dei nostri tempi, diceva qualche anno fa un professore deirateneo pisano (2), il voler dare una vita própria a delle pure astrazioni, immaginare una città fuori f< dei cittadini, una umanità fuori degli iiomini, un tutto fuori « delle parti. 1 role sono una collettività fuori delle parti clie la com* « pongono».E il Gabba, non sospetto di devozione alie anticaglie, deplora anohe egli T invadente antroponiorfismo sociale (ne usurpo le parole), che divinizza Ia società immolandole 1 individuo (3). Bisogna persuade resteranno finchè nella società ci 4 ●i rsene: i diritti individuali Cl saranno iiomini, cho la compongario: e tanto è possibüe rautarli volgendoli esclu' sivamente a sorvizio delia società, quanto il distrm^gerli: alté SÍ71Í, ut sunl, aut non sint, ^ (l) Gioberti, Gesiiita inoderno, Iir, 481. (2) l)e GioannU Gianquinto, Diritto amniinistratioo II pa- 9 cicde\ T%ÍT''''' f Oe^ierali problcmi ii scien.a sO- ! píq,. 72. Le medesime idcc riscontro nella Prolusione al Corso dl d.ntto c.vao por l’anno 1887-88. dove sostiene ciL il dirmo cWdo o qualiíicato per 1 oggetto, non per le persone.

13 P R 0 E il 1 0 (I0Í p6nsÍ0i’i 6 clsi SGntimcnti? tuttG QiiGsto cosg insíGruGj 0 si quid aliud ad idem conducU? Sento parlare di psiclie sociale; ma da quando in qua la società ha nn’anima por conto suo: studiamo poesia greca, 0 scienza sociale? Sento fare appello alia biologia, cercara gli organi, i visceri, il corpo sociale. Ma di quale corpo sMntende? dello Stato, 0 dei Comune? delia Chiesa, 0 delT Opera Pia? 0 sono tanti corpi sovrapposti e compenetraíi Tuno nelTaltro? E gU or gani, i visceri, chi mo li fa vedere? s’insegna la terapia e la patologia sociale, ma quanti drammi di medicamento occorrono per purgare T organismo sociale dalla febbre dei comunismo? dove si applicano i cataplasmi per guarire tanto egoismo, tanto immodestc ambizioni, tante sfreiiate cupidigie che tormentaiio i membri dei corpo sociale? Seguitando di questo passo ne sentiremo delle belle: 0 giacchè oramai si studiano lo fiinzioni sociali dei contratti, mi aspetto dMmparare quale fra i tanti contratti sia il ciiore, quale il cervello o il polmone sociale! Io non vorrei, che questo discorso rni meltesse in credito di astiare gli studi sociologici, c non rispettaro gli uomirii illiistri che se nc fecero gli iniziatori e gli apostoli piu caldi. Sono tanto lontano dal disprezzare la sociologia, che me ne dichiaro, scbbene in piccola parte, un seguace; ma la vorrei purgata dai vizi, che la sciupano e la steriliscono. Rendo omaggio air ingegno di un Comte, di uno Spcncer, di uno Schaeílle, ma non so darmi pace, che uomini di levatura non comune como loro, abbiano chiusi gli occhi ai pericoli di un indirizzo, che ristringcndo lo studio delia sociologia dentro lo angustie delia natura sensibile, la esclude dal campo piu nobile 0 fondamcntale delia iniziativa própria doiruomo ; la svia dallc regioni dei pensiero, delia morale stizia, per ridtirla una raeschina appcndico delia fisica, delia chimica 0 delia medicina. Certo lo esagerazioni, a cui siamo pcrvenuti, non si debbono a quegli uomini; ma essi non previdero, che i discepoli piu logici avrebbero tirato tutte le 12 P E 0 E M I 0 filosofia neirinvestigare i fenomeni niorali 0 i sensibili e 1© j loro leggi, si guarda bene dal sostitiiire alia notizia dei fatti, i parti dei cervello. Benefica ríforma, se i savi che la inizia-| rono, avessero avuta la perspicácia di coniprendere, che altfo ò il regno dei fatti sensibili, altro quello dei fatti morali; diverse le leggi, e però diversi i metodi di rintracciare vero negli uni e riegli altri: se finalraente avessero pensato, che Tindefinito e il parlare metafórico sono la morte dei vero ; sapere, a cui sostituiscono una miova barbarie scientificO'-1 la frivola lecito di sapienza delle parole. Perchô se a ogni scienza ^ giovarsi dei capitale e dei vocabolario delle altro deve pigliarli come sono, e non si ha mai da valere di qnesl’ imprestiti per mandare a male il E che altro lianno fatto il Comte, lo S ’ 1; SUO patrimônio, jpencer, lo Schaeífl® e quanti altri hanno dato alia sociologia il cosí dctto rjzzo naiuralistico ) , I se non rendería sterile, mettendola senza avvodersene sullo sdriieoiolo dei nominahsmo, Materialismo dico io, perchè, quando delle pO' tenze intelleltive e morali deiruomo non si parla piú; SI tien conto dei pensiero e delia volontà individiiale, pri®® ' (lei materialismo e e piu eíficac] molle di ogni moto sociale; quando invece ; par a soltanto di ambiento, di cellule, di raolecole, di orgaH’» | dl tessiUi, ovvoro degli integuraenti, delle fimzioni, delfis^'^' , log.a dc processo nutritivo c delle selezioni delia ! sociale, che al pan delle ombre omericlie inconsapevole ví; viíica e governa Torganismo sociale; dá questo indirizzo agii studi, sultato, che 0 ritirare indietn al sensismo e al fatalis s' quando insomnia i'y non si può cavarne altro di quálche secolo la sci6ní^|| ° <l'struggerla sostitiiendole > 1 nominalismo. A ogl.o credore, che quei rnaestri non se smno avv.su; ma pur troppo hanno insegnato ai discep , arhrf ® Sento inft>‘‘: paüare d. ambiento, che regola le evoluzioni sociali; rua L’arK In I r Matcialo L. aua, la luce, il clirna. delia giumo, oli i di 1 I ●al<3' opinione pubblica, la comunauz 0 inoic 0 1 íi

^ 1 15 p n 0 E M I 0 14 PROEMIO esperirnentanclole sulle vicende delia storia: indirizzo razionale e positivo ad un tempo, che reslò forse infecondo, non tanto per colpa di lui, quanto aiiche dei conteraporanei e dei successori. Ma Galileo e la scuola sperimentale non respinsero mica la raatematica, cho nel mondo materiale è legge suprema, essendo tutte le cose esteriori create in numero e misura; coiiseguenze dei falso avviamento fino a rasentare il ridicolo. Due sono gli obietti, sii cui può cadere ogni esame scienza; la matéria e lo spirito; e T uno e 1’altro o separa-j tamente, o neiraccordo con cui ciascuno dei due contribuisce alParmonia dei tutto. Qnella, la matéria, è tema esclusivoj delle scienze naturali; questo, lo spirito, delle morali o spe-J; ciilative. Ora la sociologia, scienza clie studia le leggi esseri conviventi e cospiranti in un'aggregazionc risultantfi non da sovrapposizione o legame rnaieriale di corpi, ma e conserto di intelletti e voleri, appartiene : assai piu alie morali che alie naturali; materiali c entrano in qiialche modo, e gli è per indir^ttO) onde segnare i confini che le leggi fisiche o dei mondo este' alia libe'’»' e per misurare e conoscere, gli eífet^j e principale argomento, le leg^Ji secondo, le inâuenze dei mondo est^, riore ele modificazioni che siihisce. Fu certo errore degÜ tichi metafisici tenersi alie primè soUanto, e cercarle sen2^[ nscontro sperimentale; ma è sproposito molto piü gro®'"* dl molti sociologhi moderni, guardare alie seconde soltando* e costnure una sociologia, dove Tuorao intelligente e ® spansce, per convertirsi in una marionetta tirata dai fili natura esleriore. 1 natiiralisti anticbi taâsica di^ filosofarono col sussidio di questa e delia espcrienza; e con riuscirono ad una riforma linguaggio precjso e perspicno profícua e feconda, non negativa e di distruzione; corresringiovanirono Tantico, lo arricchirono di maravigliosi concilio di menti sero trovati, e lo posero siilla via di giungere a matiirità. Or che si fa invece col nuovo indirizzo naturalistico? Rovesciata le osservaziooi e se la medaglia si riconducono le scienze morali a quello stato d’imperfezione, in cui si trovavano le fisiche prirna di Galiloo. Non si ringiovaniscono, nè si mondano da scoría straniera che prima le contaminasse, nia questa vi si introcluce a disegno, pigliando raetafore íratte dal mondo físico, e ragionando dei mondo morale su quolle parole vaghe e non definite, come se fossero cose o fatti reali. Si fa insomraa un positivismo, che in realtà si risolve in nominalismo, es sendo tutto fondato sulle parole. Gome gli antichi naturalisti parlando dei mondo físico dicevano, il simile arna il simile, la natura ahorriscc il vuoto, o con questi vacui paroloni pretendevano spiegaro i fenomeni delia natura niateriale; cosí i moderni positivisti nataralislici con l’aiuto delle molecole, delle funzioni^ degli organismi, che nessuno conosce o almeno sa precisare, presumono di risolvere le piu gravi quesíioni sociali. Ma s’ingannano: giacchè la scienza non ha maggior nemico delia metafora; mcnlro il primo pregío scientifico ò la chiarezza, cho nasce dalla corrispondenza esatta delia parola col concetto che rnppresenta. 7. Non basta. Mentre la scuola sperimentale dei sedicesirao secolo ebbe a giiida le matematiche benchè astratte, perchè leggi siiprcme delia matéria, la scuola positiva dei nore in mezzo a cui sorge la società, operosità deU’uomo, di quella operosità. Primo delP uomo interiore: segnano alia 1 ragionavano , 1 ● 1 ^ * fenomeni naturali fossero soggetti eggi dello spirito; e le scienze naturali poste in falso a'’''’ sarebbero nmaste nell’infanzia eterna, senza i riformaWf' secolo XV . Galileo, e la sua scuola corressero 1> er> ^ sbandirono 1 ideologia, le metafore tralte dalla psioologi‘V H t.odussero nelle scienze naturali il método positivo o mentale con le sue leggi e col suo lin<»uan'o.io- creaO «0^. tutta la enciclopédia física. Come ‘ thiavelli aveva iniziata l.a politica Gome Vico nel secolo XVIII i cialo un secolo prirn , positiva 0 sperimen'h*^^^ i appnri 1 ● ■ iiiaugurò la scienza nuovíi ccordando insierne la vita individuale a ,1 e la social®

1 ■' secolo dá 1 esilio ai soinmi principii, clie presiedono I a la natiira interiove delPuomo; e ricordandosi di tutto fiior- I ciiè dl qiiesfiiomo pensante e volente, come se Ia società imana fosse un’accozzaglia di bestie o di piante, ripudia disconosoe ogni legge che dia norma all’arbitrio, e rinnega p no ogn, spontaneitá nelle azioni deli’uomo/fabbro selé est iorT Sli impnisi delle e dovere sono i '’®' posiiwismo, onestà, ginstizia ti comodo rr " «nonimi^rano con è deu“mIÍuá ‘loll’nomo oose da non dn ‘*®"e nostre azioni sono fau ter ori etl " e delle cose sensibili non riusciremo un giorno 16 17 P R 0 E MI O centi a uno scetticismo desolante. E si noti, che il vizio di questo procedimento è tanto piu sensibile, quanto piü è certo che si tratta di scienze speculative: dove aU’opposto delle naturali, Tanalisi è buonissima a dichiarare e confermare il trovato; ma, salvo le parti accessorie e schiettamente osservative o sperimentali, riesce inetta a scoprire 1’ignoto. Piü tardi, e già ne cominciano i segni, sparita 1’idea dei* 1’onesto e dei giusto, e soppiantata dalTutile dei momento e daIJa lotta per Tesistenza, arriveremmo, sele nuove dottrine attecchisscro, al piü ributtante egoísmo e airoblio com pleto delia raorale e delia giustizia. Díco delia morale e delia giustizia, perchè non posso onorare di questi nomi quella morale istintiva e ristrettissiraa che Tiiorao avrebbe comune con le ostriche e ôoi racnidi, per adattarsi alPambiente; e una giustizia che si ridurrebbe a selvaggia lotta per vivere, allontanando tutto ciò che contrasta col benes* sere materiale. Via dunque ogni nobile senso di carità, di abnegazione, di eroismo. Via ogni istituto di misericórdia, ogni opera pia, ogni atto, ogni uffizio di beneficenza pubblicamente organata, consista nelPassistenza degli infermi, nel* Pistruzione dei fanciulli o degli ignoranti, nel ricovero i diserodati dalla fortuna. E aboHta la carità pubblica, via anche la carità privata, Pelemosina al povero, 1’assistenza e Peducazione delia famíglia. Perchè mentre si lotta per vivere? Via Peroismo ed ogni altro sa crifício a pro dei simili e delia patria. Si sono infatti mai visti Postrica e il ragno, che pensirio al bene dei loro simili? IPistinto di conservazione, che oltrepassi la ccrchia dei bene individuale e momentâneo? Capisco bene, che a questi orribili corollari i raaestri delia scuola non ci arrivano. Con nobile dissimulaziono li scansano, e li sequestrerebbero volentieri anche dalíe opero di qualchc piü franco discepolo. Ma se i corollari derivano a martello di lógica dalle premesse, la roticenza e il desiderio non bastano. O sottoscriverli, e segnire una morale odiosa c OioRoí — La Dottrina nelle Versone giuridi.rhe — Vol. I. PROEMIO ●t ad averne qualche barlu iarghe si ad unità di rne. sintesi, che riconducano le v’ò idea nelln "‘te nstroUo a miauziosa anal i ^ hcazione di fatti. In mn ] ’ versarsi nello stuclio dello dovrebbe i' primo faltoro è ruomn°P’ Poritivo la costipa nollo stuclioTir ' luesto campo socialo ristrbPònn 1 ^ 8'™ delle ventarole som cot ® “ deiruomo, il sentimonfJTr'**"^^®™®; tíiventaiio dà nulTa! delPingiusto conseguenze osservazioni sparse opere dei positivisti í 0- registrazione o classiper I infatti questo peso, A \ Le sono facili ^ indovinarsi canza di qaaUinque SI- Per ora maii' ^nale tien luogo ®onza principii o ma non conclusione, dei] sorivendo PPobabilistno; j si fauno perchè “Pere cbe finiseono il cioco, che ra„„. 'o tenebre '^^‘ccapozzare la vi senza tesi senza sinooncliindono, e sí ! ^noghi sconosciutij * ^8'gotti che i'vando oammiiia brancola portato i pnlpando í>1 '^nadeiPiiscita. Osse güidicarli, trova, pet’ nnnalizzando fatti critério fanno 2 osservazioni conda-

1 18 PR 0 E MI0 19 PROEIIIO npartizione uguale fra gli uguali, e sulla proporzione al me> 1‘íto fra i disuguali. Come madre poi dei bene, Ja morale indirizza T uomo e la società per via di progressivo perfezionamento al suo ultimo fine, che è il bene supremo; ritenendo solo dei beni presentanei e passeggieri, quanto sia conducente a quest’ultimo fine. Mediatrice di questo intento è la civiltà; la quale mentre subieltivamente consiste nel1 a.ttuazione dei pensiero e delle potenze umane a scopo dei ^^ggior bene comune, in senso obiettivo è il perfeziona- ^ento degli ordini umani e per opera loro in quanto sia possibile delia natura esteriore, la quale non serve, se non ^ secondata, e non può essere secondata, se non sia ben co- ^osciuta. E cosl il benessere pubblico, Taluto reciproco, il ^●glioramento delle istituzioni e dei consorzi pubblici rivolti *^on solo ad assicurare la stabilità delPordine sociale, ma ^nche a diíFondere la istruzione, la cultura, la prosperità, ^ostituiscono derivazioni prestantissime delia legge morale, cui se è primogênita la giiistizia, non è figlia nieno diJa civiltà. E poichè neiriclea di morale e di giiistizia stanno racchiusi a modo di correlativi il diritto e il dovere, abbiamo porciò diritto e dovere individuale, diritlo e dovere Sociale. Donde poÍ la legge morale attinga la sua genesi: giustizia, il dovere e il diritto'giustifichino la loro orisiiperiore, e siano interne rivelazioni delTintuito; ^^●^itlo iimano sottostia al dovere, e questo, se 1 espressione torna, al diritto divino, non si appartiene a me il dictiararlo, nè sarebbo tema da discorso proemiale (1). Ma ributtante; o dare uno schiaífo alia lógica per ripudiarli. Cu rioso, logico è davvero questo indirizzo positivo naiitralistico: che mentre getta le premesse, tentenna sulle guenze; mentre predica il realismo, piglia le mosse da raetafore sfacciate; mentre insegna, che tutto nel mondo è l’effetto di evoluzioni conseprogressive e necessarie, rinnega poi col fatto questo processo di evoluzione; perchè dà 1'ostracismo ai principii raedesimi dai quali naequero le scienze morali, e le strozza, mentre pretende coltivarle, purgarlo e condurle a maturità. La condanna dei positivismo, come oggi s'intende, è inevitabile; scelga liberamente di qual morte vuol morire* Ia scelta sta fra 1 illogico e 1’ assurdo. 8. Torniamo dunqiie alTantico: dacchè IMmmutabilità delia natura umana è legge tanto reale, quanto lo svolgimento progressivo delle sue potenze nelle relazioni esteriori. L’antico Cl dirà, che se l’uomo sente rinduenza delle cose che lo circondano, non VI soggiace tanto fatalmente da non po* tervi rcagire: perchè Ia volontà è forza, che m sè stossa le necessita fisiche, come siia legge própria. ^orma invece delia volontà è la legge morale, madre dei buono e delia giustizia; a cui 1’arbítrio può conformarc Tele fone, qualunque siano lo dissuasioni rlolTambiente esteriore. Dicano quel che vogliono le scuole positive, ma sento benissimo dl poler fare il bene come il male: lasciarmi corrompere e vendero la giustizia per farmi ricco, o contento dl modesta fortuna reddere unicuiciue sí«ím; scrivere adu' lando il volgo e uccellando favori; o posposti gli onori e Taura popolare al culto delia verità, quod sentiam libere denunhare. Brevemente, non si può trattare di sociologií^ senza partire dalla legge morale, che regola la volontà due rnodi; uno negativo, consistente nel fugare il male; un altro positivo, che si applica alia ricerca, alTeffettuazione, M proseguimento dei bene. Come nemica dei male, la morale pnera la giustizia, la quale innalzando a diritti alcimi interossi, si aggira non contieno come come Lascio teologhí e moralisti per non o ranunento un giureconsiilto: Pescatore, Filosofia e dottrme giupag. 12 «ivi » « Questa cognizione (cioé delia legge morale) non ^Ueno evidente e certa in sè stessa, benchô incompleta nel suo obietto; ^ í^iondo intero raccetta, e non poteva non accettarla, anche risiretta ^l«al’è; la chiama non scienza, ma fede; è la fede universale, invincibile dar nel naso alie scuole posu due perni dei pari essenziali: cioè sulla

21 PKOEMIO 20 P R O E SI I Ü parlando ai positivisti, clie uon possono sdegnare la testi* monianza dei fatti, io li invito a considerare, che il profondo e schietto convincimento popolare ha sempre e dovunque riconosciuto T impero delia legge morale, e non è stato mai sordo alie voei delia giustizia, dei diritto, dei dovere. II rimorso, il prêmio e la pena, la virtu e il vizio, la condanna deiregoismo, Tesaltazione dei sacrifizio e dei martirio, sono credenze e sentimenti universali e antichi c[uanto il mondo. Ercole al bivio simboleggia T imperativo morale, la virtíi ^ il vizio, proposti aireletta deiruomo. Perfino Orazio, testimone non sospetto, avvertiva che civiltà e moralità ebbero comune 1’origine (1): e il Machiavelli, il cui nome non deve spiacere alie scuole positive, si accoí^da dicendo, che la co* gnizione delle cose oneste e buone e qiiella delia giustizia nacque, perchè gli uomini vissuti un tempo dispersi a simiH' tudine delle bestie, si ragunorno insieme (2). Queste testiniO' nianze il positivismo non le può distruggere; e provano cbo ridea delia morale e delia giustizia, hanno per sè il con senso universale e la prova dei tempo. 9. Posto nella legge morale e nei suoi derivati il prin cipio ontologico da cui dobbiamo muovere, e il critério di tutti i fenomeni che vengono al riscontro, eceo allora per la sociologia Taltro compito com dei fatti; plementare di darsi airesame che, la scienza cadrebbe nei difetti delia nietafisica antica, e resterebbe imprigionata in un piccolo cerchio di generalità volgari astrattezze. Invece esaminando i fatti, la morale, la giustizia il dovere, il diritto si sprigionano dalla formula lacônica che li definisce;_si rivelano nei particolari, si rendono pratici, Popolari, adatti ai luoghi e ai tempi, proporzionati ai fatti e ai fenomeni esteriori. Da altra parte Tesaine dei fatti col resta piü un catalogo muto e senza di frivole, secche e vuote critério di quei principii non insigniücante, nè un Códice di probabilismo; ma un csperiluento razionale e metodico, che potendo dai particolari lisalire al gcnerale, perrnette di venire ® comprendere il sistema deirordinamento sociale. ^Senza flire, che anche per 1’altra ragione già preanminziata, Tesame fatti riescirà profittevole; perchè insegnerá, quali siano 1g influenze, che il mondo esteriore esercita sulla libertà Gmana favoreggiando o limitando il volere e il potere del- ^ uomo. conclusioni concrete, Súplice deve essere poi 1’ordine dei fatti da esaminare. l^atti fisici 0 materiali, e fatti umani o morali. I prum, eSetti ^cha natura esteriore e confini alia libera operosità de - uomo: gli altri, prodotli piü o meno spontanei di qnesta operosità]; nella quale investigazione la scuola dei moderno Positivismo può servire di norma per tutto ciò c e ''esame dei fatti dolla prima specie, giacchè in cosiffiU o esame diligentíssimo consisto appunto d mento pnncipa e ''eUMndirinío naíuralistico. Profittando di quolla reciproc.tò soecorsi, che nel giro delle dottrino corre fra scienze he scienze morali, la sociologia moderna prende dal a filosofia delia natura tutto quello che puõ giovarle. Lo viilu climi. delle condizioni topografiche e geognostiche, la in un supi’omo Icgislalore morale, clio impone all’ umanita il dovere, giudica ed attribuisce, od attribuirà secondo il mérito o il demerilo cleg]i agentí. Ma nego io forse, in cosi dirc, alie cognizioni morali la (jnali^* cazione di scienza? No; la legge morale, e quella che ne emana, la Icg^ giuridica sono oggetlo di seienza, in quanto i loro precetti regolatei'» | delle relazioni tra gU uomini, sono raceolti e ordinati scientilicauieutc ● [ volote, dalla religione, in quanto la cogniziecC' ^ scienza si distingue dalla cognizione-fede; oppure la legge morale, ; servaía nell’ integro suo contesto, considerata nella necessita delia origine e delle sue conseguenze, è naturalmente ed cssenzialmeiite giunUi alia religione. Gli antichi laseiarouo scritío, che i precetti moral'* (naturalia iura), divina qnadam providentia constitiUa, firma at(/d^ immutahiiia permanent; e iioi diremo con le parole d’un saggio «'Cderno (Gui/.ot) « Dicu est contenu dans la loi morale, coimne soirauteU»' « priimtif, ot dans la responsabilitó morale comme son juge dóftnitif. » (1) Ars poética, 1-399. (2) Disc. 1,2. r la morale è distinta, se di i

■, 22 23 PROEMIO PROEMIO fertilità delle terre, le piarite e gli animali che vegetano e vivono in un paese, le osservazioni di antropologia, di etnografia, di climatologia, di statistica e in generale le condi* zioni naturali e variabili delia vita umana in rispetto alio stato esteriore dei mondo, sono investigate con massiraa diligenza dai positivisti, e arricchiscono giá la sociologia di opere che per ricchezza di osservazione nnlla lasciano da desiderare. per la reciproca armonia e il coordinamento loro a un solo scopo finale. Anderemo d’accordo, purchè, lasciatemelo dire un’altra volta, abiurate per sempre il gergo metafórico e le indeterminate generalitá pompose, che promettono molto ma non dicono nulla, e impinzano libri che sono scheletri di parole senza polpa di idee. Provatevi a ridurle in sommario, a definire quelle parole misteriose, e vedrete che va tutto in fumo. Quando volete parlare degli individui che compon- ^ono la società, sapete come dovete dire? Dite uomini; perchè a chiamarli m ndere. Gli uomini non si trattano coi lambicchi, e le storte, Pur troppo, e già lo dissi, la sociologia moderna non ostante il suo indirizzo positivo non è ugualmenle felice nel1 investigazione dei fatti morali; giacchè oltre a lasciare in disparte lo studio deli’animo umano nelle inclinazioni e seotimenti p,u universali, nella fede dei giusto e clell’onesto, nei moventi delia virtú e dei vizio, che per quella scuola sono parole senza senso, sorvola sulle legislazioni positive, o e esatmna con la dovuta accompagnatnra delle appüa om, che se ne fecero; poco discorre sulle istituzioni che'sTih''^ ' ''intamenü pacifici o violenti he sub.rono per elFetto non di stagioni o di climi, ma per cbul d r ' 1'esame ®, ® sta nelFaver messo in onore dei fatti, ,0, purchè se ne allarghi la cerchia e se Andremo d’accordo, culto scientifico delia olecole, direte una sciocchezza e farete ííon si muovono nè si uniscono per adesione, per coesione, pGr repulsione; ma pensano, pariano, ragionano, si pei dono, si convincono, discutono, deliberano. Sapete, neofiti le funzioni sociali? Sono il goiviltà, la coltura, la carità nel piu. suadel positivismo, quali sono ''"^rno, la giustizia, la civ '^asto senso delia parola, dalla beneficenza di danaio fino ^fi’educazione e airistruzione. Funzioni o servigi sociali sono le aggregazioni benefiche o profittevoli, che hanno pet i«copo la virtii, il traffico, le industrie, le opere di utilita Pubblica e la prosperità comune; sono le opere pie, gh spedali cioè, gli ospizi, gli orfanotrofi e generalmente ogru ístiluto di carità e misericórdia civile: sono le umversità, Sli atonoi, i collegi per T istniziono delia gioventü: le accadeinie ben costituite, che agevolano la diífusione dei sapere i dotti: sono le compagnie di commercio, di navigazione, '^’arti Q d’industrie, che alimentano ogni maniera d intraPresa giovevole: sono le società cooperative e ch mutuo socle casse di risparmio, che assistono le classi lavoiae bisognose: sono lo banche e gh Jstituti di ciedi , alimentano la ricchezza materiale, nerbo incl.spensabile nel mondo. nornina nel >] i i i izzo. discepoli dei positivismo, purchè al ;e.i^.atri. e incivditr n «elPesame dei fatti fisici la so t,htá vizmsa delfanalisi senza sintesinon hisogna considerarle alia ordinaío dei' ponsiero 0 morali lasciato iacchè le cosO complesso, da cui L’abuso di analisi nartnrÍQr.o i \^*^aonia delP universo. Ianque argomento dali’ ° e la fede in qu»' fetti di u“tesi n >’°>^èehe l’efcomplesso loro e le giustidca 1’ una con l’altra J D *^gni colleganza di uomini che voglia viveie í^ccovi, 0 fisli dei positivismo, i rerum ^ studio: ecco le funzioni e i fatti, che msieme con Wcgli fisici si debbono studiare per recare a compunento d’ I le cose nel

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